Perché in MILE School si insegna il Coding sin dai primi anni di scolarizzazione.

Il valore della didattica digitale nella scuola primaria.

Coding è il termine inglese che indica la stesura di programmi informatici, cioè, tradotto in italiano, il suo significato letterale è programmare.

E cosa s’intende per programmare in ambito informatico?

Significa utilizzare un determinato linguaggio di programmazione per scrivere una serie di istruzioni sequenziali al fine di risolvere un determinato problema.

Quando si parla di coding a scuola s’intende non solo la scrittura di codice, ma in senso più ampio anche l’acquisizione degli strumenti intellettuali per procedere alla risoluzione di un problema. Strumenti che sono propri del pensiero computazionale. Come scrive Jeannette M. Wing, Rettore del Department of Computer Science, alla Carnegie Mellon University, USA nel suo famoso articolo Computational Thinking:

 Dovendo risolvere un problema, dovremmo chiederci: quanto è difficile risolverlo? Quale è il miglior modo per risolverlo? […] Il pensiero computazionale significa riformulare un problema apparentemente difficile in uno che siamo in grado di risolvere, anche riducendolo, incorporandolo in altro, trasformandolo o simulandolo.

Programmare include avere un’idea e tradurla in istruzioni che una macchina può comprendere. Ecco perché MILE ha deciso di incorporare il coding nel suo curriculum ICT.

La scelta dell’ICT Dept. di MILE School è ricaduta per MILE School Primary su Scratch un’app inventata qualche anno fa dal MIT, Massachusetts Institute of Technology, che ha l’indiscusso pregio di insegnare il pensiero algoritmico-computazionale anche ai più giovani.

Per utilizzare Scratch non occorre avere competenze informatiche, l’utilizzo è completamente grafico. Ogni mattoncino corrisponde ad un’istruzione. S’impara infatti a programmare creando giochi, rappresentando storie, animando disegni, azioni e movimenti, personaggi e cose… E si impara dai propri errori! Infatti quando il bambino crea le “stringhe” di comandi tramite il suo iPad, per fare svolgere una determinata attività ad esempio ad un personaggio di un gioco che sta realizzando, dovrà insegnare all’iPad – tramite Scratch – come fare. E se non ci riesce perché la macchina non “fa ciò che desidera” allora l’alunno sa che con pazienza dovrà ripercorrere tutta la “stringa” di comandi data, smontarla e ricrearla seguendo una logica precisa che lo porterà alla creazione di un prodotto originale.

Per MILE School Middle la scelta dell’ICT Dept.  è ricaduta invece su Swift un’app di Apple pubblicata gratuitamente qualche settimana fa e che si propone insegnare il pensiero algoritmico-computazionale anche ai più giovani.

Il coding dà agli studenti una forma mentis che permetterà loro di affrontare problemi complessi quando saranno più grandi. Imparare a programmare apre infatti la mente. Per questo si può cominciare già in tenera età. Anche per uscire da un equivoco: quello che i nostri bambini, i cosiddetti «nativi digitali», siano bravissimi con le nuove tecnologie. È un luogo comune pensare che i nostri giovani studenti siano dei geni della tecnologia. In realtà sono soprattutto utenti passivi della tecnologia. Quando i bambini si avvicinano al coding, invece, diventano soggetti attivi della tecnologia. I risultati sono immediati. In poco più di un’ora si può creare un piccolo videogioco, funzionante e si impara a progettare seguendo un codice universale, il codice della tecnologia.